Connesse.it partecipa al Blog Tour di PAPAVERO ROSSO (IDobloni Amanti), il nuovo romanzo di Sara Magnoli.
L’intervista
Chi è Sara Magnoli?

Sono una giornalista professionista, scrittrice di romanzi rivolti sia a un pubblico adulto sia a un pubblico di ragazze e ragazzi ed sono laureata in lingue e letterature straniere moderne all’Università degli Studi di Milano.
Lo scrittore Maurizio de Giovanni mi ha definita “una nuova, straordinaria voce nel romanzo nero italiano”. Con i miei libri ho ricevuto premi e riconoscimenti in concorsi a livello nazionale e internazionale.
Tra i miei romanzi per adulti per Bacchilega Editore “Se è così che si muore” (2020), e “Se un cadavere chiede di te” (2025), e, per ragazzi, per Pelledoca Editore, “Dark Web” (2020), “Fuori dal branco” (2022) e, con l’illustratore Riccardo Ambrosi, “Il cuore in guerra” (2023).
Cintura verde di Kung Fu, sono una fan sfegatata di Renato Zero e di Linus Roache.
Dal giallo al rosa
La casa editrice si è davvero fidata di me e della mia scrittura. A me, che vedo i morti anche nella lista della spesa, scrivere un romance, o meglio, una storia principalmente d’amore, sembrava davvero una sfida. Poi, in realtà, la storia è arrivata: da una suggestione, che è la storia legata al mio prozio che è stato partigiano, ho intrecciato una storia d’amore totalmente inventata all’interno del contesto storico della Seconda Guerra Mondiale con una ai giorno nostri.

Come hai lavorato sulla trama?
Ci sono due storie che si intersecano, una durante la guerra, negli anni Quaranta, e una ai gironi nostri, legate da un filo rosso della memoria, ma non solo. Sono due storie che si chiamano l’una con l’altra: i sentimenti qui sono universali, non sono solo quelli d’amore, ma quelli che compongono la vita quotidiana di tutti noi. I personaggi non sono, infatti degli stereotipi, ma crescono con il contesto storico. Lionello e Dina sono travolti dalla guerra e dal coraggio di far sopravvivere il loro amore; Lea, ai giorni nostri, cerca le sue radici nella storia della sua famiglia e in un nuovo e inaspettato amore.
Come hai scelto i nomi nella storia?
Come faccio sempre quando scrivo una storia: alcuni mi arrivano immediati, anche qui per suggestioni, collegamenti, immagini, e capisco che vanno bene perché a me piace che i nomi si leghino ai loro personaggi. Che è ciò che faccio quando invece un nome non arriva spontaneamente: si forma con il personaggio e con le sue caratteristiche più profonde. Lea e suo zio Lionello, da cui ha ereditato il nome, per esempio, seppur in maniera diversa lasciano emergere, in senso naturalmente metaforico e figurato, il “leone”, la “leonessa” che sono in loro nel senso del coraggio che li porta a difendere ciò che amano e chi amano. Con Claudio, l’uomo che si innamora, ricambiato, di lei, ho voluto invece omaggiare una persona vicina alla mia famiglia, una persona che non ho conosciuto, ma di cui ho sentito tanto parlare, il mio prozio partigiano.
Pensi che scriverai altri romance o tornerai ai tuoi gialli?

Penso che continuerò a scrivere quando e se avrò una storia da raccontare. Credo che sia la storia a essere importante prima che il genere. Oltre al fatto che generi diversi possono tranquillamente unirsi, l’importante è che tutto avvenga in maniera naturale e non costruita o forzata. Io amo il giallo, sia come lettrice sia come autrice, ma, ripeto, credo che di base ci debba essere una storia in cui credo e che, soprattutto, occupa i miei pensieri in ogni momento. E credo anche che ogni tanto uscire dalla propria “comfort zone” faccia bene, perché osare qualcosa che potrebbe anche farti paura è un modo per affrontare un qualsiasi tipo di ostacolo. E provare a crescere.