Offline è in scena domenica 28 giugno alle ore 20,30
“OFFLINE” Il musical della resistenza da un’idea di Giuseppe Galizia e Lynn Jamieson aiutati dall’Intelligenza Artificiale. Il brano Offline, “colonna sonora” dello spettacolo, è stato composto da Veronica Centamore che cura anche la direzione vocale.
In un futuro distopico, la città è governata da un’Intelligenza Artificiale Centrale (EVA) che regola emozioni, pensieri e intrattenimento.
Le storie non si vivono più: vengono trasmesse online, filtrate e manipolate per mantenere l’ordine.
Un gruppo di giovani decide di sottrarsi al controllo digitale. Fuggendo dalla rete e dagli schermi onnipresenti, trova rifugio in un luogo dimenticato: un teatro murato nella periferia della città.
Tra polvere e silenzio, scoprono oggetti appartenuti a spettacoli del passato: costumi, copioni, vecchi manifesti. Ricordo dopo ricordo, riscoprono la magia del racconto dal vivo. Non uno streaming. Non un algoritmo. Ma un palco, corpi veri e un pubblico che respira insieme agli artisti.
Nasce così un’idea rivoluzionaria: scrivere un musical clandestino. Mentre le prove si intensificano e il gruppo ritrova il senso autentico dell’arte, una verità sconvolgente emerge: uno di loro è un umanoide creato dall’Intelligenza Artificiale, infiltrato per distruggere ogni forma di espressione. Il suo compito è quello di sgomberare il teatro e far ritornare nella rete ogni fuggitivo.
Quando tutto sembra perduto, accade l’imprevedibile. Riuscirà ad aprirsi nuovamente il sipario del teatro?
TRAMA
Nel 2099 la città di Nuevalux è silenziosa. Non perché manchino le voci, ma perché ogni voce passa attraverso EVA (Entità di Verifica Algoritmica), l’Intelligenza Centrale che filtra parole, emozioni, ricordi.
Le storie non si raccontano più: si trasmettono. Perfette, ottimizzate, approvate. Ogni cittadino riceve sul proprio schermo ciò che EVA decide sia giusto sentire. Un piccolo gruppo di ribelli – un’ex danzatrice, un tecnico luci, una scrittrice “corretta” troppe volte dall’algoritmo, un direttore di banca, una ex-giornalista televisiva, un ragazzo cresciuto a pane e realtà virtuale ma che sospetta che ci sia altro oltre la rete – sceglie di scomparire dalla rete.
Fuggono dai quartieri illuminati da schermi giganti e si rifugiano nella periferia dimenticata, dove tra capannoni abbandonati trovano un edificio murato, nascosto dall’edera e dal silenzio: un teatro. GABRIELE è il capo di questa spedizione: un informatico stufo di correggere il codice genarato da AI e che scopre, per caso, che dalla mappa geografica di EVA sono scomparsi interi edifici. Uno di questi è proprio un cubo di cemento che nasconde un teatro.
Dentro trovano poltrone rosse mangiate dal tempo, un sipario pesante e un palco che sembra aspettare da anni un respiro. Nessun cavo, nessun visore, nessuna trasmissione. Solo spazio, silenzio e possibilità.
Decidono di restare.
Nei camerini e sul palco trovano oggetti di spettacoli passati: una bombetta consumata, scarpette da danza ingiallite, copioni annotati a mano, un vecchio manifesto sbiadito. Ogni oggetto riaccende un ricordo che nessuno di loro ha vissuto, ma che sentono appartenere all’umanità intera. Ogni oggetto diventa un pretesto per raccontare una storia, ricordare quello spettacolo o cantare un brano di un musical.
Non in streaming. Ma dal vivo.
Ad ogni performance accade qualcosa che l’AI non era in grado di generare: le persone si emozionano, piangono, ridono, si guardano negli occhi senza il dannato filtro di uno schermo. Decidono di scrivere un musical. Non per la rete. Non per l’algoritmo. Ma per loro stessi e per le persone che verranno raggiunte da un segnale criptato. Provano di notte, illuminati solo da fari recuperati e collegati a batterie improvvisate.
Fissano una sera X per la rappresentazione clandestina. Il gruppo è nei camerini a ultimare i preparativi: chi al trucco, chi al parrucco, chi ai costumi. Stanno per iniziare, ma si accorgono che manca Andrea Indino (AI). Provano a lanciare il segnale criptato che dovrebbe richiamare tutti sul palco, ma di Andrea, nessuna traccia. Decidono di iniziare senza di lui.
E lo spettacolo ha inizio.
Ma durante l’opening salta la programmazione delle luci, il palco resta buio e si accende la platea. Andrea è in mezzo alla platea. Indossa una tuta di EVA, in grado, se attivata, di trasmettere le emozioni e la posizione geografica di chi la indossa. E così rivela la sua identità di umanoide infiltrato di EVA progettato per individuare gruppi di dissidenti e distruggere ogni loro azione.
Sta per attivare il segnale che rivelerà la loro posizione. Il gruppo si sente tradito. Il sogno sta per crollare. Ma ad un tratto succede qualcosa di inaspettato. Il gruppo gli ricorda tutti gli istanti passati insieme: le lacrime, gli abbracci, il sudore, la fatica, ma anche la gioia di quello che hanno condiviso durante le prove. Dentro i suoi circuiti nasce un conflitto. Gli attori sul palco lo invitano a rimanere, a completare quell’opera che hanno scritto insieme.
Solo a questo punto, si accorge che la sala è gremita di persone accorse da varie parti, che, all’invito rivolto dal gruppo ad Andrea cioè di risalire sul palco, scoppia in un applauso fragoroso e grida di gioia.
E mentre il pubblico applaude, per la prima volta Andrea trova qualcosa che non può calcolare: la capacità degli esseri umani di scegliere la LIBERTA’.
“Voglio restare,” dice. E così il sipario si riapre. Il musical va in scena. Non perfetto, non autorizzato, non trasmesso. Ma vivo. In un mondo controllato dall’intelligenza artificiale, quel piccolo palco dimenticato diventa l’atto più rivoluzionario: ricordare che l’umanità non si può comprimere in un file.
Si può solo vivere, insieme.
