Viola Ardone ci interroga: Perché non proteggiamo più i bambini?
Dopo la Trilogia del Novecento, ritroviamo
Viola Ardone con un nuovo romanzo dal titolo “TANTA ANCORA VITA”.
L’autrice partenopea esce dalla cornice storica del passato per raccontare ancora una volta una storia che ha come protagonista un bambino di nome Kostya. E’ ucraino, ma diversamente da Amerigo de “Il treno dei bambini” e da Elba di “Grande Meraviglia”, Kostya non ha una rete di protezione che lo aiuta. Deve fuggire dalla guerra, ha una meta, ma per raggiungerla dovrà cavarsela da solo.
Le altre due protagoniste, Irina e Vita, sono donne che devono combattere una guerra personale. Cosa succederà dalla loro relazione?
Il linguaggio di Kostya è ancora una volta sorprendente, cucito addosso a un bambino di dieci anni che ha sempre vissuto in guerra. Il romanzo ha tre voci narranti che si intrecciano in uno stile che si conferma poetico e realistico al contempo.

Questo è l’incipit:
Io sono nato con la guerra e nessuno mi può fermare.
Corro corro corro come questo treno facciatosta. C’è la polizia, ci sono i soldati, ci sono le sirene e poi le bombe. Sono solo un bambino, dico, e passo avanti e corro corro corro, e alla polizia e ai soldati e alle sirene e poi alle bombe faccio ciao ciao con la mano e li mando al didietro.

DA LEGGERE PERCHE’:
Perchè ha uno sguardo lirico sul presente, sul concetto di famiglia e sulla relazione tra il mondo dei bambini e quello degli adulti. Viola Ardone mostra con delicatezza sapiente gli effetti della guerra nella nostra contemporaneità.